domenica 2 marzo 2014

THAT'S ALL FOLK(S): LA TRILOGIA "BUCOLICA" DEI JETHRO TULL

Dopo la sbornia progressiva di "Thick As A Brick" e "A Passion Play", la metà dei 70s vede i Tull indecisi sulla strada da percorrere: tra la soundtrack per un film mai realizzato ("War Child"), atmosfere elisabettiane ("Minstrel In The Gallery") e ritorni ad uno stile più scarno ("Too Old To Rock' n' Roll, Too Young To Die") il percorso della band è al limite della schizofrenia. Nel 1977 il trasferimento in una tenuta di campagna di Ian Anderson crea i presupposti tematici per quella che verrà denominata la "Trilogia Folk" dei Jethro Tull. "Songs From The Wood", primo capitolo di questo nuovo corso, è un lavoro eccellente, senza dubbio il migliore realizzato dai Tull nell'ultimo quinquennio, dotato di un songwriting ispiratissimo, capace di mescolare melodie facilmente assimilabili a parti strumentali tutt'altro che banali. Il successivo "Heavy Horses" segue le stesse direttive, risultando forse meno "facile" a causa di una maggiore complessità nella struttura dei brani che rimanda ai trascorsi "progressivi" della formazione (si prenda come esempio l'iniziale "And The Mouse Police Never Sleeps"). Dopo l'intermezzo live del doppio "Bursting Out", uscito a celebrazione del decennale discografico dei Tull, il capitolo conclusivo arriva con "Stormwatch", disco molto più cupo dei predecessori tanto nelle tematiche che nei suoni, ma che ha il pregio di consegnare quel gioiellino acustico di "Dun Ringill". Sicuramente non poco deve aver contribuito al tono funereo dell'album la precaria condizione fisica del bassista John Glascock, affetto da una patologia cardiaca congenita che ne causerà la morte poco dopo la pubblicazione del lavoro. Scosso dall'accaduto ed interessato a nuove sonorità in completa controtendenza rispetto a quanto sinora realizzato, Ian Anderson decide di prendersi una pausa dal gruppo per lavorare ad un progetto solista. Le cose andranno in maniera diversa dal previsto e per la band il nuovo decennio si rivelerà un periodo di profonde incertezze che la vedrà ripartire da zero, anzi da "A", come il titolo del lavoro che introdurrà la nuova incarnazione dei Tull negli anni '80.

2 commenti:

  1. Li amo e li ho sempre amati e questo post per me è stato un ottimo regalo domenicale!
    Grazie di cuore!+++++

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    1. Grazie a te, Nella! Ne sono veramente felice!!

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