Nel 1968 i Jethro Tull vennero invitati a partecipare con altri gruppi al "Rock And Roll Circus", evento televisivo organizzato dai Rolling Stones, che prevedeva l'esibizione degli artisti in una sorta di tendone da circo. Gli Stones decisero poi di non pubblicare il relativo album, poiché ritennero di essere stati messi in ombra dall'infuocata performance degli Who e, di fatto, il video con la relativa colonna sonora vide la luce solo nel 1996. Quello che ci interessa maggiormente, però, riguarda l'esibizione dei Tull, da poco orfani del chitarrista Mick Abrahams. Come sostituto venne preso un giovane baffuto che aveva appena lasciato la band di cui faceva parte, gli Earth. Per risparmiare sul tempo per le prove, il gruppo si limitò a suonare in playback ed il nuovo arrivato non fece altro che mimare quanto era stato registrato dal suo predecessore. Non ci volle molto tuttavia perché egli, colpito dall'aria pesante che si respirava all'interno dei Jethro Tull (già all'epoca una creatura completamente nelle mani di Ian Anderson), decidesse di fare marcia indietro e ritornare dai suoi vecchi compagni. Questo "figliol prodigo" si chiama Tony Iommi e, con Geezer Butler, Bill Ward e Ozzy Osbourne nel giro di poco tempo avrebbe stravolto la storia del rock con i Black Sabbath.
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venerdì 19 aprile 2013
venerdì 25 gennaio 2013
LUCI AL TRAMONTO, PARTE I
La morte di Keith Moon nel 1978 certamente
accelerò il processo di dissoluzione dei The Who, già minati da una serie
di dissidi interni, pesantemente influenzati dalle dipendenze alcoliche
e chimiche di Pete Townshend. La
decisione di proseguire comunque ingaggiando il batterista Kenney Jones
(Small Faces) a posteriori non ha ricevuto numerosi plausi dalla
critica, ma la colpa non va data solo al nuovo arrivato giacché molte
responsabilità pesano sulle spalle di Townshend che, demotivato e
fiaccato tanto fisicamente quanto psicologicamente, sembrava aver perso
la capacità di scrivere brani all'altezza degli standard qualitativi cui
ci aveva abituato negli anni precedenti. "Face Dances" per tali ragioni
mostra palesi sintomi di una stanchezza ed aridità compositiva che,
dopo il successivo "It's Hard" porranno fine alla parabola del gruppo,
salvo tutta una serie di revival concertistici (e sporadicamente anche
discografici, come nel caso di "Endless Wire" del 2006) che ci
restituiranno una band oramai entrata di diritto nell'Olimpo delle
Leggende. Quelle di Serie A, che si possono contare sulle dita delle
mani.
venerdì 17 febbraio 2012
CD ORIGINALE? A VOLTE NO, GRAZIE!
Raised On Melodies fa una doverosa premessa: non supportiamo in alcun modo la pirateria musicale, in quanto, essendo avidi collezionisti amiamo possedere gli album sul loro supporto originale, cd o vinile che sia. Tuttavia, viene da chiedersi perché mai alcune major non si siano mai prese il disturbo di ristampare parte del loro catalogo in maniera quantomeno dignitosa. Si guardino ad esempio i remasters della Atlantic Records, tre nomi su tutti: Bad Company, Led Zeppelin, Van Halen. Non riusciamo a capacitarci del prodotto in sè, dato che una volta scartato il cd, ci ritroviamo tra le mani un misero fogliettino di carta scadente, privo di testi, note o foto aggiuntive. Non pretendiamo bonus tracks se la qualità non le giustifica, ma quantomeno una confezione piacevole dal punto di visivo e interessante nei suoi contenuti. Un esempio opposto può riguardare i remasters della Castle Music, che si è occupata di aggiornare la discografia classica degli Uriah Heep. Presentati in lussuose confezioni dotate di 'slipcase' cartonati, libretto di venti pagine ricco di note, foto e testi e numerose ed interessanti extra tracks, sono il classico esempio sul quale dovrebbero rifarsi le etichette più blasonate che si ostinano a propinarci prodotti scadenti a prezzo pieno. Consigliamo caldamente l'acquisto delle ristampe di Van Der Graaf Generator, W.A.S.P., The Who, Marillion, Deep Purple e Iron Maiden. Non male quelle di Black Sabbath e Judas Priest, mentre una grossa tirata di orecchie la diamo alla ABKCO, rea di aver immesso sul mercato la discografia anni' 60 dei Rolling Stones con un 'packaging' imbarazzante e indegno vista la caratura artistica del gruppo. Poi ci lamentiamo della crisi del mercato discografico? Qualche sedicente manager è obbligato a farsi un serio esame di coscienza.
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